E’ cominciata stamani a Napoli la seconda e ultima giornata del G20 dei ministri dell’Ambiente.

Dopo la giornata di ieri dedicata alla tutela di ecosistemi e biodiversità, oggi vengono affrontati gli argomenti più complessi e divisivi: il clima e l’energia, recita l’Ansa.

Su questi temi, il vertice registra una profonda divisione fra Usa ed Europa da una parte, Cina, Russia, economie emergenti e paesi petroliferi dall’altra. Stati Uniti, Unione europea e Gran Bretagna, ricchi di capitali e di tecnologie, vorrebbero accelerare sulla decarbonizzazione e sul passaggio alle fonti rinnovabili, per mantenere il riscaldamento globale al 2030 entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali. Gli altri paesi del G20 frenano su questo processo: Cina e India non possono rinunciare alle fonti fossili per alimentare la loro forte crescita, Russia ed Arabia Saudita basano le loro economie sugli idrocarburi.

Anche per i paesi più ricchi uscire dalle fonti fossili non è un processo semplice: servono tempo e capitali per costruire centrali eoliche e solari, e una rapida decarbonizzazione rischia di danneggiare industrie nazionali come l’automotive o le acciaierie.

La vicenda dei gilet gialli in Francia è stata citata ieri dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani come un esempio dei possibili “danni collaterali” della decarbonizzazione: una tassa sui carburanti imposta per spigere la gente ad andare meno in auto, è stata vista come un ulteriore balzello da chi (come gli agricoltori francesi) era costretto ad usare il mezzo privato e non poteva permettersi un’auto elettrica.

Poi c’è il problema del dumping ecologico, più volte citato dal ministro Cingolani: “I paesi più ricchi possono impegnarsi a produrre acciaio con tecnologie pulite, ma poi rischiano di subire la concorrenza dell’acciaio più a buon mercato prodotto da paesi che non rispettano standard di sostenibilità!”.

Fonte: ANSA

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