“In questo momento voglio solo due cose: che mia figlia torni da me, perché non sopporto la sua mancanza. E poi chiedo giustizia: chi ha fatto tutto questo male paghi le sue colpe e non resti impunito”. Così al Messaggero la madre di una delle due cuginette abusate a Caivano. La ragazzina si trova in una casa famiglia.

“Sono sicura, starà peggio di me, e io mi sento di morire, la rivoglio vicino a me – aggiunge la donna – Pur sapendo i rischi che si corrono vivendo qui, in questo ambiente, non avrei mai potuto immaginare che fosse potuto succedere questo, che si fosse arrivati a tanto”. “Da parte mia – dice ancora – non è mai mancata alcuna attenzione, ho sempre avuto lo scrupolo anche di controllare le sue amicizie, e persino il modo di vestirsi, quando usciva. Devono essere puniti tutti. Una cosa è certa: io non riesco più a sopportare l’idea di dover continuare a vivere in questo posto. Qui c’è un inferno, e serve solo tanta luce. Abbiamo sempre avuto fiducia nelle istituzioni, che però qui al Parco Verde come politica sono sempre stati assenti”. A chi ha abusato della figlia direbbe: “Guardatevi allo specchio e accorgetevi di quanto fate schifo e quanto siete vigliacchi. Non so come perdonarli. Non riesco nemmeno a pensarci in questo momento”. Dalla relazione degli assistenti sociali emerge un’accusa nei confronti della famiglia e dei genitori: “Noi non abbiamo colpe. In questo degrado umano e sociale abbiamo fatto sempre il possibile per il bene di mia figlia, queste sono accuse che non meritiamo. Io devo andare via: per il bene e futuro di mia figlia e per la nostra famiglia”.

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