Sviluppo di competenze digitali per la transizione di pubbliche amministrazioni e imprese: questo l’obiettivo a cui l’Italia ha scelto di destinare circa 9,5 miliardi su un budget complessivo di 74 miliardi di euro per le politiche di coesione 2021-2027 (42 miliardi di risorse Ue più il co-finanziamento nazionale). Una quota pari a oltre il 12% dei finanziamenti complessivi che il Paese – secondo quanto emerge da un rapporto della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – ha voluto destinare allo sviluppo delle competenze dei cittadini attraverso “politiche educative e di formazione specialistica, a supporto dei processi di transizione delle amministrazioni pubbliche e delle imprese”, optando per una sinergia tra il fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e il fondo sociale europeo (Fse+). Dei quasi dieci miliardi che, attraverso le iniziative italiane, dovranno rendere l’Europa più ‘smart’, circa 3,93 miliardi vanno a supporto della digitalizzazione delle piccole e medie imprese, 3,55 miliardi ad attività di ricerca e sviluppo, 1,51 miliardi sono mobilitati per aumentare le capacità dei cittadini di cogliere i vantaggi del digitale, mezzo miliardo per il potenziamento della connettività digitale e circa 200 milioni per rafforzare le competenze dei cittadini. Come evidenziato dalla ricerca, altri settori di intervento prioritari scelti dall’Italia nella programmazione dei fondi comunitari ’21-27 si collocano nel campo dell’offerta culturale pubblica (circa 50 milioni sono assegnati alla digitalizzazione del patrimonio culturale) e in quello dell’innovazione urbana.

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