La protesta a Napoli dei tassisti che hanno sospeso il servizio riunendosi poi in assemblea in piazza del Plebiscito davanti al palazzo della Prefettura. I conducenti dei taxi lamentano l'assenza di interventi istituzionali, locali e nazionali, a supporto della categoria, 14 maggio 2020 ANSA / CIRO FUSCO

I sindacati sono stati chiari: mai convocati dal governo dopo la protesta del 21 maggio contro abusivismo e per la regolamentazione delle piattaforme tecnologiche. Precisano che le loro richieste riguardano le regole, e che non sono contrari, come in molti li accusano, all’aumento di licenze, cosa che peraltro è decisione che spetta ai comuni e che sta avvenendo a Roma, Milano e Bologna.

Regole. Ad esempio che i piccoli paesi non rilascino indiscriminatamente licenze che poi finiscono a lavorare nelle metropoli abusivamente. Per questo, e perché “a tutt’oggi non è arrivata nessuna convocazione dal governo” nonostante il fermo del 21 maggio, i sindacati del tassisti hanno indetto uno sciopero nazionale di 48 ore, il 5 e il 6 giugno. “Il 21 maggio scorso – spiegano Ugl taxi, Federtaxi Cisal, Satam, Tam, Claai, Unione Artigiani, Unione Tassisti d’Italia, Uritaxi, Fast Confal taxi, Unica taxi Cgil, Orsa taxi, Usb taxi, Unimpresa, Sitan/Atn – ci eravamo fermati contro i diffusi fenomeni di abusivismo presenti nel settore e per chiedere la regolamentazione delle piattaforme tecnologiche. Critiche le associazioni di consumatori. “Non si può con una autorizzazione di noleggio presa in Calabria continuare a fare impunemente il tassista a Roma o a Milano, impedendo così di fatto alle amministrazioni locali, in una logica di programmazione, di poter dimensionare i propri organici in funzione dei propri bisogni – spiegano – Non si può continuare a limitare il potere decisionale dei sindaci delle grandi città italiane, consentendo parallelamente agli amministratori di piccoli paesini con poche migliaia di abitanti, di rilasciare in modo indiscriminato centinaia e centinaia di autorizzazioni di noleggio che non serviranno mai i loro territori. Autorizzazioni destinate a servire altre realtà, alimentando un fenomeno degenerativo presente in tutti i grandi centri urbani, e oggi ulteriormente amplificato dalle piattaforme digitali che variano i prezzi con i loro algoritmi e moltiplicatori tariffari, schiacciando ulteriormente il servizio taxi con la loro concorrenza sleale”. Per i sindacalisti “il governo deve necessariamente riaprire il confronto, interrotto dopo la calata nel nostro Paese di uno dei massimi dirigenti mondiali di Uber per arrivare a definire un quadro di regole che contrasti i fenomeni di abusivismo e sia chiaro per tutti”. I sindacalisti dei tassisti ricordano che “i taxi sono un servizio pubblico con tariffa amministrata, obbligo di prestazione e turnazione. Cosa che non avviene con Uber, ad esempio, che ha un algoritmo per cui in presenza di domanda crescente fa schizzare i prezzi”. Non solo, uno dei decreti attuativi adeguati che chiedono da anni i tassisti “serve per monitorare quante sono le autorizzazioni taxi ed ncc in Italia – spiegano – Il cosiddetto registro Ren (Registro elettronico nazionale). Ribadiamo che non siamo contrari all’aumento di licenze: a Roma ci sono già 450 doppie guide inserite recentemente e presto il sindaco pubblicherà un bando per nuove licenze, a Milano il bando per 450 licenze è già uscito, a Bologna è in uscita”. Assoutenti chiede di “precettare i tassisti” perché si tratta di “uno sciopero contro i cittadini”. Massimiliano Doma, presidente dell’Unione nazionale consumatori, chiede che vengano “abrogati tutti i vincoli che separano i tassisti dagli Ncc”. Andrea Romano, presidente di MuoverSì Confederazione Ncc e Mobilità sostiene che “di questo passo è più che probabile che a scioperare siano i passeggeri, che a milioni stanno già cercando alternative di mercato a un servizio fermo al secolo scorso”.

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